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Ausonia
è il paese dei leoni non solo per i "duo leones"
che nel medioevo segnavano i confini fra il ducato di Traetto e
la terra di San Benedetto, ma anche per il carattere forte degli
abitanti, fieri di appartenere a una terra che era nello stesso
tempo terra di confine e centro di attrazione per i paesi circostanti.
E al centro dell'attenzione Ausonia è sempre stata: dall'epoca
romana quando era attraversata da una via che congiungeva l'entroterra
e il mare, al medioevo quando sullo stesso tracciato passava la
strada che congiungeva Formia e Cassino, fino ai tempi nostri con
la strada provinciale Cassino-Formia, tratta obbligata per chi proveniva
da Roma o da Napoli. E anche oggi la superstrada SS 630 che lambisce
Ausonia alla base dello sperone di roccia dove sorge l'antico centro
abitato, non ha ridotto il ruolo centrale, di snodo, di questo paese
che ha saputo sempre rinnovarsi restando fedele a se stesso e alle
sue origini. Cenni storici. Poche e incerte le testimonianze di
antichi insediamenti di popoli latini poi soppiantati dai romani:
suggestiva ma ancora non sufficientemente documentata l'esistenza
nella stessa zona dell'antica città di Ausona e di una antica
via romana (Herculanea) che la attraversava, ma è intorno
all'anno mille che Ausonia e tutta la zona circostante assume la
fisionomia che ancora oggi la caratterizza. Sorto agli inizi del
secolo XI, Fratte o Castrum Fractarum, appartenne al ducato di Traetto
fino al 1065, quando venne donato al Monastero di Montecassino di
cui fece parte con alterne vicende fino al 1421, quando fu definitivamente
preso da Braccio da Montone ed affidato a Ruggero Caetani che lo
tenne fino alla morte. Nel 1482 il castello fu acquistato da Onorato
Il Caetani, conte di Fondi e di Traetto, per duemila ducati. Ma
tale possesso non durò a lungo, perché gli eventi
politici determinati dalla calata nel regno di Napoli di Carlo VIII
e la conseguente guerra tra Spagnoli e Francesi spodestarono i Caetani
e portarono nuovi padroni: i Colonna, i Gonzaga e i Carafa che la
tennero fino al 1806. Nel 1862 il Comune ottenne il cambiamento
del nome in Ausonia, per la supposizione che nel suo territorio
fosse situata l'antica città di Ausona.
Oggi Ausonia è un paese in crescita che, pur continuando
a difendere, a conservare e a valorizzare orgogliosamente il suo
passato, ha saputo riversarsi nella vasta pianura, sviluppandoun'ampia
area di insediamenti industriali, commerciali e artigianali.
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Uno stemma seicentesco sui resti di unabitazione
di fronte al Santuario della Madonna del Piano e, sopra, uno
dei duo leones di pietra costoditi nel torrino
del castello.
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Itinerari.
Ad Ausonia si arriva direttamente dalla SS 630: poche centinaia
di metri separano la nuova superstrada dalla "vecchia"
provinciale che la attraversava. Una breve deviazione ben segnalata
da cartelli e si arriva in piazza Mercato: si lascia la macchina,
si imbocca via Roma, costruita intorno al primo anello di mura del
castello. Sulla sinistra una serie di vicoli che portano al Castello.
1. S. Michele
La scalinata di via S. Michele conduce sull'acropoli della città:
sulla sinistra una torretta restaurata e adibita ad antiquarium
con all'interno, lapidi e i "leones" di pietra che anticamente
segnavano i confini delle terre di Montecassino. Di fronte, la Collegiata
di S. Michele Arcangelo in pietra bianca, il monumento più
antico di Ausonia, sorto, secondo una tradizione basata sulle are
ed i cippi presenti nella chiesa, sui resti di un antico tempio
dedicato a Ercole. Rimaneggiato più volte ha smarrito gli
elementi originali della facciata, delle arcate, della torre campanaria.
Bellissimi i tre portali incorniciati da archi a sesto acuto con
le lunette affrescate con le immagini del Cristo, di S. Michele
e della Vergine. Già dalla porta principale si è colpiti
dalla imponenza della basilica, disposta su tre navate divise da
pilastri, che neanche la pesante ristrutturazione neoclassica e
barocca subita nell'ottocento riesce a sminuire. All'ingresso, due
are funerarie, usate oggi come acquasantiere. Ai lati del presbiterio,
due rampe di scale conducono nella cripta, oggi disadorna, usata
a lungo come ossario. Altri due reperti, inseriti in epoca medioevale
nel secondo e quarto pilastro di destra, sono stati riportati alla
luce con i lavori di restauro: un'ara che raffìgura una clava
ed una pelle leonina, emblemi di Ercole e, alla base del secondo
pilastro, un cippo, sempre con gli emblemi di Ercole sui lati.
2.
Il Castello
Costruzione militare almeno fino al 1500, il castello è stato
più volte ristrutturato. Originariamente la cinta era sormontata
da torri, quadrate e cilindriche, con camminamenti che costeggiavano
le mura, orti e giardini che assicuravano la sopravvivenza in caso
di assedio. La fortificazione attualmente porta i segni delle modifiche
subite, ma l'usura del tempo non ha intaccato l'immagine maestosa
dell'insieme, con la sagoma quadrata del maschio e la torre dell'orologio.
Nell'area è stato ricavato un Museo della pietra, un percorso
espositivo sull'uso della pietra in tutte le civiltà (v.
scheda).
e immagini, suoni, emozioni.
Il museo della Pietra, ricavato all'interno del castello di Ausonia,
è il racconto di una comunità legato all'uso della
pietra attraverso materiali d'archivio, elementi lapidei, foto,
rilievi, registrazioni audio e video. Una "macchina narrativa"
che racconta la modellazione del paesaggio attraverso i muri in
pietra a secco della tradizione costruttiva, il sistema di fortificazioni
del castello, gli usi del manufatto in pietra. Una lunga sequenza
per visualizzare le costruzioni rurali con la vita nella casella
in pietra a secco, le cavità naturali con il loro uso nel
tempo: sepolture, depositi agricoli, luoghi di culto e rifugi in
tempo di guerra. Ecco la pietra nella vita economica locale: frantoi,
molini, calcare, fornaci, scalpellini. La pietra nel lavoro, in
cucina, nel gioco, nell'arredo, nell'igiene. E i luoghi e gli oggetti
di culto legati alla pietra e alle forme naturali emergenti, le
pietre per delimitare i confini, fino alle nuove lavorazioni della
pietra: dalla cava al frantoio, dall'edilizia all'opera d'arte.
3. Il borgo
Per visitare il borgo si scende per vico II S. Michele, in via Roma,
si prosegue verso la piazza del Municipio, dove si affaccia l'ex
convento di S. Caterina, e si percorre via Calenzio, una tipica
stradina medievale, che conduce, tra antiche case, a piazza G. Galilei,
dominata dal campanile di S. Maria a Castello, una chiesa che risulta
esistente già agli inizi del '300. Un importante intervento
di recupero ha riportato a vista la struttura originaria, a pietra
viva, delle pareti laterali e del campanile. Attorno alla piazzetta
passaggi coperti e alti muraglioni, scalinate e vicoli, archi e
portici: un vero e proprio dedalo di stradine medioevali in cui
inoltrarsi senza un itinerario, scendendo e risalendo i gradini
di pietra fino a via Bellini e alla Porta "di sotto",
ora scomparsa.
Escursioni.
1. Santuario di S. Maria del Piano
Per visitare questo importante santuario
bisogna riprendere l'auto e percorrere un breve tratto di strada
per scendere nella pianura di Ausonia, passando proprio a fianco
della Porta di sotto e gettando un ultimo sguardo al borgo. Dopo
circa 1 km si apre uno scenario di grande suggestione: il complesso
monumentale del Santuario, i ruderi di antiche costruzioni, una
casa in pietra con uno stemma seicentesco, un piccolo ponte romano
sul torrente Ausente. Il Santuario risale al XV secolo, eretto su
una preesistente struttura del XII secolo, rifatto e restaurato
nel 1954, dopo le devastazioni subite nel secondo conflitto mondiale.
La sua costruzione è collegata alla miracolosa apparizione
della Madonna alla pastorella Remingarda, alla quale la Madonna
stessa indicò il luogo dove erigere una chiesa a lei dedicata:
era il 23 aprile 1100. La facciata è preceduta da un grande
portico gotico a 4 arcate che sostengono un loggiato architravato
e incorniciano tre portali barocchi, uno dei quali, quello mediano,
arricchito da una porta in legno traforata e intagliata finemente.
L'interno a 3 navate divise da pilastri è stato rifatto nel
'600 con rivestimenti di stucchi e marmi barocchi. All'inizio della
navata centrale, sulla sinistra, il sarcofago di Elisio Calenzio
(1430-1501) poeta umanista nato ad Ausonia e vissuto a Napoli alla
corte di Ferrante d'Aragona. Sulla destra, un'ara romana adibita
ad acquasantiera. Sull'altare centrale parti di un trittico di Giovanni
Filippo Criscuolo firmato e datato 1531, raffigurante storie della
santa,con inserito al centro il gruppo ligneo della Madonna col
Bambino. In sagrestia una lunetta con il Transito di Maria, sempre
del Criscuolo, un pavimento di maioliche di Capodimonte del 1745
e un lavabo seicentesco. Prima del presbiterio, due brevi e strette
scale portano alla cripta. Appena si scendono gli stretti scalini
che portano alla cripta a 3 absidi, resto della chiesa primitiva,
recentemente restaurata, si è attratti da un racconto visivo
di grande suggestione. Tutte le pareti e la volta a botte sono interamente
ricoperte da affreschi in stile bizantino in parte deperiti che
raccontano con tratti a volte più ingenui, a volte più
raffinati, storie della Madonna, di Cristo, di Santi, di fatti biblici
ed evangelici e del miracolo di Remingarda, la giovane pastorella
deforme guarita da Maria. Una vera e propria summa storica e religiosa
sulle origini e le finalità del santuario. Una storia da
leggere ad occhi aperti, una visione da trattenere, a lungo, nella
mente e nel cuore.
2. Selvacava
Dalla Madonna del Piano, prima di lasciare Ausonia, si torna indietro
e invece di tornare verso la superstrada, si volta a sinistra, in
direzione di Selvacava, una piccola frazione di Ausonia abbarbicata
alle pendici del Monte Fammera, immersa in una fitta pineta che
si estende per ben 27 ettari, un vero e proprio polmone di ossigeno
per il territorio. Selvacava, con le sue villette e i suoi slarghi
nuovi, ha un cuore antico: un borgo fatto di vecchie case in pietra
viva, scale esterne, loggiati, portali con feritoie per gli archibugi
e fontane antiche, chiese e cappelle, come quella di S. Bartolomeo
in paese e, fuori dell'abitato, quella più antica di S. Maria
di Correano. Per arrivare alla chiesa di S. Maria, basta deviare
dalla provinciale subito dopo l'inizio dell'abitato di Selvacava,
in direzione della frazione di Correano. La chiesa sorge in un'area
archeologica interessante per i reperti di tombe e di mura poligonali,
per il grande sarcofago medievale e la lapide inserita nel pilastro
destro del campanile. La chiesa è in stile romanico, con
una torre campanaria saldata al centro della facciata, che fa pensare
ad una sua funzione difensiva, come punto di avvistamento. La chiesa
è dotata di abside semicircolare che, all'interno, ospita
una statua lignea di Madonna con Bambino. Di tutti gli affreschi
che arricchivano la navata, emergono oggi solo dei frammenti con
una Madonna con Bambino e l'episodio evangelico di Cristo che placa
la tempesta.
Didascalia fotografica
Foto nella pagina (dall'alto verso il basso): 1) veduta di Ausonia
- 2) veduta di Ausonia sullo sfondo di Fammera
Foto galleria fotografica: 1) Particolare di ciò che rimane
delle torri del castello - 2) La pianura di Ausonia vista dall'alto
- 3) Facciata S.Michele Arcangelo - 4) Reperto esposto all'interno
del museo - 5) Piazza G.Galilei - 6) Santuario della Madonna del
Piano - 7) Selvacava - 8) Chiesa di S.Maria di Correano
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