XIX Comunità Montana "L'Arco degli Aurunci"
 

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La festa della montagna

 
XIX COMUNITA' MONTANA MONTI AURUNCI
CORENO AUSONIO
Abitanti 1.746
Altitudine (mt. slm) 318
Superficie territorio (Ha.) 2.604
 
Distanze dai maggiori centri
Coreno Ausonio
Roma: 150 km
Napoli: 90 km
Frosinone: 75 km
Cassino: 15 km
Formia : 15 km
Numeri utili
Municipio: tel. 0776 996024
fax 0776 996538
Pro loco: tel. 0776 996018
 
Ristoranti
"Da Cardillo"
Feste e sagre
Carnevale corenese
Passione vivente (Pasqua)
Manifestazione per la pace (III domenica di maggio)
Festa patronale di S. Margherita (20 luglio)
Palio delle contrade (I domenica di agosto)
Prodotti tipici
Olio, vino, salumi, formaggi
Galleria fotografica
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Coreno Ausonio"A pari spazio dalla odierna strada che allacciando la via Appia alla Casilina congiunge le due fiorenti città di Formia e di Cassino su di una piccola altura situata in un valico dei Monti Aurunci e precisamente tra le falde di Fammera e le propaggini occidentali del Monte Maio, donde ammiransi il Tirreno cerulo e l'ampia distesa di colli e valli, si eleva il "castrum Fractarum" (già Fratte, oggi Ausonia), ove si snoda un breve tratto che serpeggiando in lieve salita lungo le coste dei monti, tra verdi oliveti e prati, superato il Fossato tra due dirupi di minacciosa mole e l'incantevole poggio del Belvedere conduce un po' faticosamente a Coreno. Questo paese, dall'aspetto selvaggio ed ameno, situato a piè di monte, tra i due Comuni di Ausonia e SS. Cosma e Damiano, con i quali comunica per due vie compiute la prima nel 1882, con la sola prestazione del popolo, e la seconda nel 1918 per provvidenza dello Stato, non ha una sua storia di particolare rilievo." Con questo incipit manzoniano comincia la Storia di Coreno scritta dallo storico locale Giuseppe La Valle (1884- 1979). E mai incipit fu più adatto, perché Coreno è proprio così, un paese ricco di contrasti, di bruschi passaggi, di forti contrapposizioni.
Le origini.
Scarse e insicure le notizie sulle origini: di antichi insediamenti pre-romani e romani restano alcune tracce ancora da vagliare e da approfondire. Certo, il marmo che oggi lo rende famoso nel mondo, era già conosciuto e utilizzato dai romani nella costruzione di strade, ponti e monumenti. Ma il primo documento in cui compare il nome di Coreno è nel diploma di Carlo Magno del 787, in cui si parla di "un'antichissima Villa Coreni". E fino al 1614, quando con lo Statuto ottenne la definitiva autonomia, Coreno è "villa", "casalis" di Fratte, appartenente al ducato di Traetto, di cui ha seguito le sorti. Una storia oscura che perfino gli storici locali fanno fatica ad estrarre quando non è attraversata da eventi e personaggi di grande rilievo. Come la peste del 1656 che mieté anche a Coreno, come in tutta Europa, le sue vittime. Come la rivolta sanfedista che vide il famoso bandito Fra Diavolo arruolare a Coreno un manipolo di "soldati" contro i Francesi. O come la "linea Gustav" che nel 1944 attraversò le sue montagne spaccando il paese in due tronconi. Nel dopoguerra Coreno fu decimato da un flusso migratorio senza precedenti che terminò solo negli anni '60, quando la scoperta del marmo nel sottosuolo avviò il paese verso un rapido e confuso sviluppo industriale che lo pone oggi come uno dei paesi più industrializzati del circondario.
Itinerari.
A Coreno si arriva lasciando la SS 630 all'altezza di Ausonia e, dopo averla attraversata, imboccando la provinciale che conduce a Coreno e a Castelforte.
1. Dai Carelli alla Piazza
Il primo itinerario ci porta alle origini di Coreno, nel casale "Carelli", che fu il primo nucleo abitato del paese. Qui infatti conduceva l'antica strada che da Fratte portava a Coreno: una mulattiera ora abbandonata e che fu percorsa dai primi pastori "frattesi" che colonizzarono Coreno. E qui, all'inizio dell'antico abitato, sorge la chiesa di San Sebastiano, fondata nel 1563, più volte ingrandita e rimaneggiata, fino a diventare cimitero nel 1837. Oggi, dopo la distruzione quasi completa subìta con la guerra, è in avanzata fase di restauro (diventerà un auditorium) e conserva, pur stretta tra le confinanti abitazioni private, un suo fascino. Continuando lungo la strada si passa sotto un ampio portico e si prosegue costeggiando altri antichi rioni Orlandi, Ponte, Ilormi, Onofri. Superato un piccolo ponte che scavalca il rio Mortella, un piccolo torrente che anticamente fungeva da strada di collegamento, si arriva, preannunciata dall'alto campanile che svetta tra le sagome delle case, sulla piazza principale. Come in ogni altro paese del centro sud anche per Coreno la piazza rappresenta il centro non solo urbanistico, topografico, ma anche sociale e culturale. Sulla piazza si affacciavano (e tuttora si affacciano) i principali edifici civili e religiosi, nella piazza si svolgono le più importanti cerimonie pubbliche e private, le feste, i matrimoni, i battesimi. Nella piazza si svolge l'attività politica e civile, nella piazza si incontrano le persone, nella piazza si svolge la parte pubblica della vita di ciascuno. Ecco la piazza di Coreno, Piazza Umberto I, già
sede della Corte ai tempi della Università di Coreno, più volte ristrutturata e ridisegnata, allargata e rimpicciolita, appena pavimentata con lastroni di marmo di Coreno. Sulla piazza si affaccia la Chiesa madre dedicata a Santa Margherita, la cui costruzione iniziò nel 1395 in sostituzione, forse, di una cappella più antica. Il suolo ove fu edificata la chiesa venne donato
dalla famiglia romana dei Porcaro. I lavori durarono a lungo, almeno fino al 1445. L'edificio religioso, con una navata principale e due laterali più piccole, venne ampliato nel tempo: le cappelle laterali, tutte asimmetriche, furono edificate a cura e spese di alcune famiglie benestanti del luogo. La chiesa parrocchiale ha subito nei secoli due gravi distruzioni: la prima, a causa di un grande incendio divampato il 25 maggio 1687, la seconda per lo scoppio di una bomba durante l'ultimo conflitto mondiale. Nel 1950 la chiesa è stata ricostruita cancellando e seppellendo sotto l'intonaco ogni traccia architettonica precedente, sovrapponendo stucchi e gesso alle "asimmetrìe" originali. Oggi, dopo un faticoso restauro è possibile, almeno in parte, rivisitarla con gli occhi di quando fu costruita e ampliata. Separata da una strada sorge, sempre sulla piazza, il nuovo Municipio, una costruzione moderna e funzionale che completa la fruizione pubblica della piazza. Di fronte al Municipio, la Villa comunale con il monumento ai caduti di tutte le guerre.
2. Dalla Piazza agli Stavoli
Lungo la strada provinciale che conduce a Castelforte si snoda la parte bassa del paese sviluppatasi ai lati della strada. Appena lasciata la piazza si scopre sulla destra, al di sotto del livello della strada l'area dei pozzi (v. scheda), poi un gigantesco ulivo millenario che dà ancora i suoi frutti, quindi i resti di un'antica casa padronale con annesso frantoio, cantina, stalle e cisterna che costituivano un unico complesso. E si incontra infine un'altra piazza, più piccola ma non meno degna di nota per la bella chiesa che la chiude da un lato. Si tratta della chiesa di S. Maria della Quercia, la cui costruzione risale al 1649. Questa chiesa insieme all'Edificio Scolastico costruito nella prima metà del secolo scorso e alla più recente chiesa evangelica che la fronteggia discreta, costituisce un controcanto architettonico, culturale e religioso alla piazza principale. In questa area denominata appunto "i pozzi" insistevano già nel 1690 20 pozzi costruiti "per comodità delli cittadini". I pozzi erano per la maggior parte di proprietà comunale e sono rimasti attivi e funzionanti fino al dopoguerra. Oggi ne sono rimasti visibili solo alcuni che dopo anni di incuria e di abbandono sono stati in parte restaurati e restituiti alla comunità.
3. Dagli Stavoli ai Curti
Lasciata la Provinciale si percorre per circa un km la strada asfaltata che conduce alla parte alta del paese. Lungo la strada si incontra sulla destra, all'incrocio con via Roma, che percorreremo a piedi in discesa, in contrada "Gori", la Cappella di Sant'Erasmo fatta edificare da don Tiburzio de Gori nel 1707, come ricordava la lapide distrutta, insieme alle statue, alle suppellettili, alle reliquie e alla tomba del fondatore dalle truppe tedesche che occuparono Coreno durante l'ultimo conflitto mondiale. Proseguendo per la strada asfaltata si arriva ai Curti, il borgo più alto del paese, caratterizzato da vicoli, strade, portici, case in pietra.
4. Dai Curti alla Piazza
Dopo una breve sosta sulla terrazza naturale della Nocella da cui si gode un ampio panorama di Coreno, di Fammera e del golfo di Gaeta, si può iniziare la discesa verso il centro del paese percorrendo la ripida via Roma che attraversa dapprima il rione Torre, recentemente restaurato, in cui vecchio e nuovo coesistono; la Cappella di Santa Croce, una cappella "privata" che risale alla prima metà del XVII secolo, più volte distrutta da atti di vandalismo e completamente rifatta nel 1962, e, più in basso, il rione Coreni con la casa del musicista Cherubino Coreno. Ancora pochi passi e si è di nuovo in piazza con il campanile che si staglia maestoso sul viale della Libertà, il grande viale alberato da cui siamo arrivati.

Didascalia fotografica
Foto nella pagina (dall'alto verso il basso): 1) veduta di Coreno Ausonio - 2) Seconda veduta di Esperia
Foto galleria fotografica: 1) Fuga di archi in pietra in contrada Ilorme - 2) Piazza Umberto I con la nuova pavimentazione - 3) Navata centrale della Chiesa di S.Margherita - 4) Villa comunale - 5) Cortile di un'antica casa padronale - 6) Pozzo d'acqua - 7) Casa caratteristica del rione Curti - 8) Torre bellona: antica torre di avvistamento



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