XIX Comunità Montana "L'Arco degli Aurunci"
 

  STORIA E AMBIENTE

Territorio e ambiente
Il paesaggio Carsico
Itinerario floristico e faunistico
Un viaggio nella storia
 

  I PAESI

Ausonia
Castelnuovo
Coreno Ausonio
Esperia
Sant'Andrea del Garigliano
Vallemaio
 
  TRADIZIONI
La festa della montagna

 
XIX COMUNITA' MONTANA MONTI AURUNCI
ESPERIA
Abitanti 4.255
Altitudine (mt. slm) 350
Superficie territorio (Ha.) 10.875
 
Distanze dai maggiori centri
Esperia
Roma: 130 km
Napoli: 100 km
Frosinone: 60 km
Cassino: 25 km
Formia : 29 km
Numeri utili
Municipio: tel. 0776 937612
Carabinieri: tel. 0776 937015
Pro-Loco:tel. 347 6771949
CAI: tel. 333 4109638
Soccorso alpino:tel. 118
 
Ristoranti
La Prateria - Osteria del buongustaio - Pizzeria da Carmine
Agriturismo Di Mezzo - Agriturismo La Ripa
Feste e sagre
San Pietro - San Clino - Sagra del vino (8 agosto)
Sagra marzoline e olive (agosto) - Festa della Montagna (agosto)
Prodotti tipici
Vino, formaggi, olive in salamoia, olio, "marzoline"
Galleria fotografica
1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8

EsperiaAd Esperia non si arriva per caso. Bisogna volerci andare. Arroccata sulle pendici del monte Cecubo, a 5 km dalla SS 630 che congiunge Formia e Cassino, Esperia è stata nel corso dei secoli un importante punto di riferimento militare, politico e culturale per l'intero circondario. E anche oggi, i motivi per andare ad Esperia non mancano: a cominciare dalla storia, dal paesaggio, dall'ambiente, dall'arte, dalla cultura.
Cenni storici.
La storia di Esperia è la somma della storia dei tre antichi centri che oggi la compongono:
Roccaguglielma, San Pietro in Curulis e Monticelli. Il comune di Esperia nasce nel 1868 proprio dall'unione di questi tre antichi centri che per secoli avevano avuto storie parallele e interessi comuni. Numerosi ritrovamenti, soprattutto nella valle di Polleca, attestano il passaggio o l'insediamento di antichi popoli italici (Aurunci, Volsci e Sanniti) e poi dei romani. Il primo nucleo abitato sorse solo agli inizi del IX sec. a Badia, dove i monaci di Montecassino avevano fondato una cella. Chiesa e centro abitato furono saccheggiati e incendiati una prima volta nell'846 ad opera dei Saraceni. Risorti, subirono ancora numerose devastazioni finché furono completamente abbandonati dopo il terremoto del 1349. Il piccolo centro abitato di S. Stefano si spopolò completamente e gradatamente andò in rovina. Ma già dopo il primo saccheggio saraceno la popolazione aveva cominciato a spostarsi più a monte attorno ad altri due cenobi benedettini, mentre altri insediamenti si svilupparono attorno al castello, sul monte Cecubo. Il casale di Monticelli, prevalentemente agricolo, si formò invece nel 1500, riunendo le "fronde sparse" di altri casali e ville rimasti spopolati o distrutti. Il casale di San Pietro in Curulis restò sempre alle dipendenze di Montecassino che l'aveva fondato. Dal 1808 al 1867 fu comune autonomo unitamente alla frazione di Monticelli. Nel tardo medioevo quando le continue guerre e scaramucce rendevano impossibile la vita in pianura, S. Pietro accolse gran parte degli abitanti di S. Stefano. Storia più complessa, densa di rivolgimenti, conquiste e sconfitte, ebbe il casale di Roccaguglielma, sorto intorno alla rocca legata al nome del suo fondatore, il duca di Gaeta Guglielmo di Blosseville. Nonostante i continui assedi e le conseguenti devastazioni, tra XIV e XVI secolo, gli abitanti di Roccaguglielma vissero un periodo di particolare splendore e ricchezza: una florida economia agricola e pastorale con la produzione di olio, vino, grano, lino, legna, carni, latte e formaggio, si accompagnava ad un vasto programma di sviluppo edilizio e di rinnovo urbano voluto prima dalla potente famiglia degli Spinelli e, poi, dai Della Rovere e dai Farnese. Nel XVIII secolo passò sotto il dominio di Carlo III subendo le sorti dei Borboni fino alla caduta del Regno di Napoli. Nel 1806, durante l'occupazione militare francese, le frazioni di S. Pietro in Curulis e Monticelli furono separate amministrativamente da Roccaguglielma, formando un solo comune; mentre neI 1867 Roccaguglielma, S. Pietro in Curulis e Monticelli unificandosi dettero vita al nuovo comune assumendo la fantasiosa denominazione di Esperia. Dal 1927 il comune di Esperia è entrato a far parte della provincia di Frosinone. Dal 1997 gran parte dell'area montana del territorio di Esperia è entrata a far parte del Parco Naturale Regionale dei Monti Aurunci. Oggi Esperia è sede della XIX Comunità Montana del Lazio.
Itinerari.
A Esperia si arriva direttamente dalla SS 630 che
si lascia nel tratto tra S. Giorgio a Liri e
Castelnuovo per imboccare la provinciale che
dopo circa 5 km conduce a Esperia Inferiore.
1. Esperia Inferiore
Si lascia la macchina nell'ampio parcheggio davanti alla chiesa di S. Pietro Apostolo, la cui esistenza è documentata fin dal X secolo, più volte distrutta e ricostruita. Intorno una fitta rete di vie, vicoli e stradine che sorprendono per la presenza di palazzi, portali, archi e scalinate di grande rigore stilistico. Da non perdere la vista di palazzo Fantacone, dell'arco di via Indipendenza, dei portali di via degli Aranci e di Corso d'Italia, della Cappella di San Giuseppe. Alla fine, su un piccolo terrazzo naturale, il palazzo di Santa Scolastica, sede della XIX Comunità Montana.
2. Esperia Superiore
Rocca Guglielma si raggiunge in macchina (ma si consiglia una piccola sosta davanti a palazzo Roselli, con la sua austera ma elegante facciata) inerpicandosi per una ripida salita fino al parcheggio fuori la grande porta che dà accesso al centro storico. Superata a piedi la porta si entra in uno scenario di forte impronta medioevale. Ecco di fronte la facciata della Cappella Lauretana, un piccolo gioiello di architettura barocca del XVII secolo intitolata alla Madonna di Loreto. Distrutta dai bombardamenti dell'ultima guerra è stata restaurata e adibita ad auditorium. Di fronte, la Collegiata di S. Maria Maggiore e San Filippo Neri, la chiesa principale del paese e la più antica. Un'ampia navata principale, sette altari, quattro cappelle, un altare maggiore con una tela di Taddeo Zuccari, la sagrestia con un bassorilievo di Nicola da Pastena, la statua di S. Clino Abate che ha, si dice, le sembianze dell'eroe e martire della repubblica partenopea Clino Roselli, impiccato a Napoli il 29 novembre 1799 insieme a Eleonora Pimentel De Fonseca ed altri per aver cospirato contro i Borboni, sono solo alcune delle ricchezze che si possono ammirare. La visita prosegue lungo via dei Cavalieri, una stradina lunga e stretta dove erano ubicate le abitazioni dei cavalieri, a ridosso delle mura del castello. Sulla sinistra l'antico Palazzo Spinelli, già sede della pretura, poco più su via degli Archi con una sequenza di archi uno dentro l'altro. Si scende quindi in basso per tornare indietro lungo la strada principale, via Andrea Doria. Ecco, Porta Morrone, una delle tre porte che davano accesso alla cinta muraria del castello, che dà su Rio Polleca e sul Borgo di S. Bonifacio, un antico quartiere ebraico "fuori le mura". Dalla parte opposta, a lato di un ripido tornante in discesa, la Chiesa e il convento di San Francesco, che risale ai primi del '600. Ritornando su via Andrea Doria si arriva in piazza S. Giovanni che prende il nome dall'antica chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista (v. scheda) demolita nel 1879. Da via Andrea Doria si ritorna in piazza Gugliemo, verso le Portelle, l'altra porta del castello che dà su monte Fammera. Nel 1646, ad ottantotto anni, il pittore Belisario Corenzio (1558-dopo il 1646) si ritirò ad Esperia, da dove testimoniò in una lite tra i membri della Confraternita dei SS. Pietro e Paolo dei Greci di Napoli e i patroni della stessa, per la nomina del parroco. In quest'occasione il pittore in qualità di autorevole membro della Confraternita (ne era stato anche priore) fu convocato dal Vicario di Esperia Erasmo Roselli a deporre sotto giuramento. Belisario Corenzio il 12 giugno 1646 dichiarò di aver "habitato continuamente in la città di Napoli per lo spazio di settantasei anni in circa et hora per la vecchiaia se ritrova commorante in detta terra della Rocca... have sempre ogn'anno frequentati li ss.mi Sacramenti della confessione e comunione e particolarmente questo presente anno 1646 siè comunicato e confessato nella chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista de detta terra della Rocca..." . Restano sconosciuti i motivi che indussero il pittore a scegliere come dimora per la vecchiaia la tranquilla Roccaguglielma, né esistono tracce di opere di questo periodo, ma la testimonianza resa ad Esperia dal controverso artista napoletano getta nuova luce sulla sua vita e, indirettamente, sulle relazioni tra la ricca e fiorente Roccaguglielma con la capitale del regno.
3. Il Castello
Per arrivare al Castello si riprende l'auto e si percorre una ripida e stretta strada che gira a spirale intorno alla montagna con scorci di incomparabile bellezza sulla valle sottostante. In alto, sulla sinistra, a 511 metri di altitudine, su una spianata di monte Cecubo, di fronte ai resti del castello, s'incontra il Santuario della Madonna delle Grazie. Il complesso religioso costruito nel secolo XIII dagli Angioini costituiva la Cappella interna della Rocca. Come il Castello, anche la Cappella subì nel corso dei secoli danni e deturpazioni, ma la profonda devozione degli abitanti del luogo contribuì al recupero e all'ampliamento del piccolo tempio. Al1720 risale il restauro del Santuario nelle forme attuali, arricchito di stucchi artistici e preziosi affreschi, mentre agli anni trenta di questo secolo risalgono i lavori di ampliamento del Convento e la realizzazione del loggiato che si affaccia sulla Valle del Liri. Di fronte i resti del Castello: le torri e i lunghi tratti dell'ampia cerchia muraria, testimoniano un'epoca di lotte, di assedi, di predominio e di ricchezza della cittadina aurunca. Edificato sulla sommità del monte Cecubo intorno all'anno 1103 dal principe normanno Guglielmo Blosseville, duca di Gaeta, il castello di Esperia ha sempre avuto una grande rilevanza strategica: nel corso dei secoli ha rappresentato un importante presidio di frontiera situato in prossimità del confine del Regno di Napoli con i possedimenti normanni di Pontecorvo e di Aquino, con la Terra di S. Benedetto e con il Ducato di Gaeta. Il Castrum costituiva la porta settentrionale di accesso ai monti Aurunci, rappresentando per secoli l'avamposto del sistema difensivo del territorio e della fortezza di Gaeta. Passò di mano in mano subendo numerosi attacchi e devastazioni, anche nei vicini villaggi rurali. L'area del castello è anche il punto di partenza per interessanti escursioni: Valle Gaetano, m. Petrella, m. Faggeta, Campo di Venza, m. Redentore. Qui non è difficile incontrare qualche esemplare di "cavallino esperiano", l'unico, vero cavallo selvaggio d'Italia, minacciato di estinzione. Un "cavallo di razza" da proteggere e valorizzare.

Didascalia fotografica
Foto nella pagina (dall'alto verso il basso): 1) veduta di Esperia - 2) Seconda veduta di Esperia
Foto galleria fotografica: 1) Il portale di palazzo Zitelli - 2) Una bifora di palazzo Spinelli - 3) Casa del centro storico di S.Pietro - 4) Chiesa di S.Maria Maggiore e S.Filippo Neri - 5) La navata della Collegiata - 6) Porta Morrone, la chiesa di S.Francesco - 7) Tela attribuita a Belisario Corenzio: Salomè con la testa di Giovanni Battista - 8) Resti del castello



  ITINERARI

Itinerari caratteristici dei Monti Aurunci
 ATTIVITA'
Il Servizio Civile
La Carta di impegno etico
Progetto "Biodiversità-Camminanatura"
Progetto "I Vicoli dell'Arco"

 LINKS

Regione Lazio
Provincia di Frosinone
Provincia di Latina
Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani
Associazione Nazionale Comuni Italiani
Associazione Regionale dei Comuni del Lazio
La Comunità Europea Online
Camera di Commercio di Frosinone
Sviluppo Lazio
   
 
| Hosting & Design by Dagmaweb.it |