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Unitamente
alla sorgente Mazzoccolo (Formia), quella di Capodacqua (Spigno
Saturnia), ubicata ai margini della struttura carbonatica, viene
captata dall' Acquedotto degli Aurunci per il rifornimento dell'intero
comprensorio del Golfo. Ancora più ad est, nella piana del
Garigliano, le sorgenti presentano spesso peculiarità minerali
e sono utilizzate per finalità terapeutiche (le Terme di
Suio); infine nel versante settentrionale degli Aurunci, lungo la
valle Latina, alcune sorgenti riversano direttamente nel fiume Liri:
S.Giorgio, le Caldare e, in posizione più rilevante, le Bocche.
Il massiccio calcareo del Petrella e l'altro dei Vescini costituiscono,
pertanto, una grande roccia-serbatoio, intensamentè fessurata
e carsificata, di notevole valore paesaggistico e ambientale, e
soprattutto rappresentano un punto assai critico nell' equilibrio
naturale che regola la circolazione delle acque che alimenta la
falda di base dei monti Aurunci, inestimabile patrimonio di cui
si ignora spesso l'esistenza ed il valore.
'Sui monti Aurunci è possibile trovare con facilità
fossili di rudiste e gasteopodi. Lungo la maggior parte dei sentieri
descritti - in particolare sui. monti Vescini - con un pò
di attenzione si scorgono banchi di fossili di lumachelle a rudiste,
di gasteropodi, di foraminiferi, di pecten, oltre intere colonie
di briozoi ed esacoralli. Le rudiste sono organismi bivalvi vissuti
nel Cretacico superiore, circa 70-90 milioni di anni fa. Il guscio
di tali organismi, costituiti di carbonato di calcio, era di forma
dissimmetrica: una valva piatta costituiva il coperchio, l'altra
era allungata e conica, per cui le sezioni che si vedono sulla roccia
appaiono variabili, da quella circolare-trasversale a quella conica-Iongitudinale.
Essi appartenevano alla classe "lamellibranchi" e sono
estinti dalla fine dell' era mesozoica. La presenza di fossili marini
in alta montagna costituì un vero rompicapo per gli scienziati,
prima che si affacciasse la teoria del movimento dei continenti.
Estese scogliere coralline che 50 milioni di anni fa si trovavano
al posto dell' attuale Tirreno oggi formano le montagne e in grande
quantità si trovano nel preappennino laziale. I fossili contenuti
nelle rocce degli Aurunci indicano non solamente che questi monti
si sono formati nell' ambiente marino, ma anche che si trattava
di un mare pochissimo profondo, con acque calde, limpidissime e
ossigenate, in condizioni analoghe a quelle che oggi potremmo trovare
negli arcipelaghi corallini intertropicali dei Caraibi o delle Bahamas.
Attraverso numerosissime analisi effettuate sulle rocce e sui fossili
di tutto l' Appennino laziale gli scienziati hanno potuto interpretare
un mondo lontanissimo nel tempo - 200 milioni di anni fa - in chiave
moderna. Così oggi disponiamo di un quadro abbastanza completo
di quelli che dovevano essere, sia da un punto di vista geologico
che ecologico, gli ambienti in cui tali rocce si sono formate: questi
ambienti vengono oggi riuniti sotto il nome di piattaforma carbonatica.
Un interessante affioramento di calcari organogeni è osservabile
lungo il sentiero sterrato c~e attraversa la Vallaurea, sul versante
orientale di monte Feuci, in territorio di Coreno Ausonio. Frammenti
di gusci di rudiste e di gasteropodi, si incontrano frequentemente
anche sui sentieri del Petrella, dell' Altino, del Redentore, delle
Chianare, di Vallaurea, di monte Garofano e monte Calvo.
Sulle colline degli Aurunci orientali due banchi calcarei, nei quali
sono inglobati numerosissimi fossili di conchiglie e di pesci, caratterizzano
un' area di circa venti chilometri quadrati, tra i territori di
Coreno Ausonio, Ausonia e Castelnuovo Parano, ed un' altra meno
estesa, poco più di tre chilometri quadrati, in territorio
di Vallemaio. Briozoi, Pettinidi, Echi-nodermi, Balanidi, Litotamni
ed Ostreidi sono alcuni dei numerosissimi macrofossili che caratterizzano
questo calcare organogeno miocenico.
È un calcare fossilifero conosciuto in tutto il mondo con
il nome di Perlato di Coreno, una roccia di aspetto gradevole e
di buona lucidatura, impiegata da oltre un ventennio come pietra
ornamentale.
Didascalia fotografica
Foto nella pagina: 1) Paesaggio carsico
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