XIX Comunità Montana "L'Arco degli Aurunci"
 

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XIX COMUNITA' MONTANA MONTI AURUNCI
Il paesaggio Carsico
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Unitamente alla sorgente Mazzoccolo (Formia), quella di Capodacqua (Spigno Saturnia), ubicata ai margini della struttura carbonatica, viene captata dall' Acquedotto degli Aurunci per il rifornimento dell'intero comprensorio del Golfo. Ancora più ad est, nella piana del Garigliano, le sorgenti presentano spesso peculiarità minerali e sono utilizzate per finalità terapeutiche (le Terme di Suio); infine nel versante settentrionale degli Aurunci, lungo la valle Latina, alcune sorgenti riversano direttamente nel fiume Liri: S.Giorgio, le Caldare e, in posizione più rilevante, le Bocche. Il massiccio calcareo del Petrella e l'altro dei Vescini costituiscono, pertanto, una grande roccia-serbatoio, intensamentè fessurata e carsificata, di notevole valore paesaggistico e ambientale, e soprattutto rappresentano un punto assai critico nell' equilibrio naturale che regola la circolazione delle acque che alimenta la falda di base dei monti Aurunci, inestimabile patrimonio di cui si ignora spesso l'esistenza ed il valore.
'Sui monti Aurunci è possibile trovare con facilità fossili di rudiste e gasteopodi. Lungo la maggior parte dei sentieri descritti - in particolare sui. monti Vescini - con un pò di attenzione si scorgono banchi di fossili di lumachelle a rudiste, di gasteropodi, di foraminiferi, di pecten, oltre intere colonie di briozoi ed esacoralli. Le rudiste sono organismi bivalvi vissuti nel Cretacico superiore, circa 70-90 milioni di anni fa. Il guscio di tali organismi, costituiti di carbonato di calcio, era di forma dissimmetrica: una valva piatta costituiva il coperchio, l'altra era allungata e conica, per cui le sezioni che si vedono sulla roccia appaiono variabili, da quella circolare-trasversale a quella conica-Iongitudinale. Essi appartenevano alla classe "lamellibranchi" e sono estinti dalla fine dell' era mesozoica. La presenza di fossili marini in alta montagna costituì un vero rompicapo per gli scienziati, prima che si affacciasse la teoria del movimento dei continenti. Estese scogliere coralline che 50 milioni di anni fa si trovavano al posto dell' attuale Tirreno oggi formano le montagne e in grande quantità si trovano nel preappennino laziale. I fossili contenuti nelle rocce degli Aurunci indicano non solamente che questi monti si sono formati nell' ambiente marino, ma anche che si trattava di un mare pochissimo profondo, con acque calde, limpidissime e ossigenate, in condizioni analoghe a quelle che oggi potremmo trovare negli arcipelaghi corallini intertropicali dei Caraibi o delle Bahamas. Attraverso numerosissime analisi effettuate sulle rocce e sui fossili di tutto l' Appennino laziale gli scienziati hanno potuto interpretare un mondo lontanissimo nel tempo - 200 milioni di anni fa - in chiave moderna. Così oggi disponiamo di un quadro abbastanza completo di quelli che dovevano essere, sia da un punto di vista geologico che ecologico, gli ambienti in cui tali rocce si sono formate: questi ambienti vengono oggi riuniti sotto il nome di piattaforma carbonatica. Un interessante affioramento di calcari organogeni è osservabile lungo il sentiero sterrato c~e attraversa la Vallaurea, sul versante orientale di monte Feuci, in territorio di Coreno Ausonio. Frammenti di gusci di rudiste e di gasteropodi, si incontrano frequentemente anche sui sentieri del Petrella, dell' Altino, del Redentore, delle Chianare, di Vallaurea, di monte Garofano e monte Calvo.
Sulle colline degli Aurunci orientali due banchi calcarei, nei quali sono inglobati numerosissimi fossili di conchiglie e di pesci, caratterizzano un' area di circa venti chilometri quadrati, tra i territori di Coreno Ausonio, Ausonia e Castelnuovo Parano, ed un' altra meno estesa, poco più di tre chilometri quadrati, in territorio di Vallemaio. Briozoi, Pettinidi, Echi-nodermi, Balanidi, Litotamni ed Ostreidi sono alcuni dei numerosissimi macrofossili che caratterizzano questo calcare organogeno miocenico.
È un calcare fossilifero conosciuto in tutto il mondo con il nome di Perlato di Coreno, una roccia di aspetto gradevole e di buona lucidatura, impiegata da oltre un ventennio come pietra ornamentale.


Didascalia fotografica

Foto nella pagina: 1) Paesaggio carsico



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