XIX Comunità Montana "L'Arco degli Aurunci"
 

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XIX COMUNITA' MONTANA MONTI AURUNCI
SANT' ANDREA DEL GARIGLIANO
Abitanti 1.589
Altitudine (mt. slm) 164
Superficie territorio (Ha.) 1.684
 
Distanze dai maggiori centri
Sant'Andrea del Garigliano
Roma: 160 km
Napoli: 97 km
Frosinone: 74 km
Cassino: 18 km
Formia : 25 km
Numeri utili
Municipio: tel. 0776 956021
Pro loco: tel. 0776 9956433
 
Ristoranti
Il Cardito
Agriturismo "Agricola Reale"
Feste e sagre
Festa patronale Maria SS. delle Grazie I domenica di agosto
Galleria fotografica
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Sant'Andrea del GariglianoS. Andrea del Garigliano e l'acqua: una storia infinita che lega indissolubilmente questo paese al fiume che lo lambisce. È la vicinanza del Garigliano, allora importante via di comunicazione e di trasporto tra l'abbazia di Montecassino e il porto di Gaeta, a indurre nel medioevo la fondazione di una cella e poi di un castrum sullo sperone roccioso del più estremo lembo meridionale della "Terra dei Santi". È la fertilità delle terre inondate dal fiume a fare per secoli dell'agricoltura una ricchezza per tutta la comunità. È, ancora, l'importanza strategica del Garigliano a trasformare S. Andrea in un nodo cruciale dell'ultima guerra mondiale. Ed è sempre il fiume che ai tempi nostri ha reso possibile la trasformazione dell'agricoltura, passata alla piantagione intensiva dei pioppi che in lunghi filari ricoprono le fertili valli di S. Andrea.
Cenni storici.
Alcuni rinvenimenti archeologici testimoniano che il luogo era abitato anche in età molto remota, come si evince dalla "pietra scritta" (una grossa pietra di epoca probabilmente pre romana con una iscrizione dedicata alla moglie di un guerriero caduto in battaglia), oggi ancora visibile in località Guardia o dalle enormi lastre di pietra posizionate nei pressi degli impianti sportivi comunali in un modo certamente non naturale, da lasciare il visitatore sgomento e avvolto nel mistero. Ma il primo insediamento di cui si ha notizia storica risale all'anno 817: l'Abate S.Apollinare fondò una "chiesa" - così si chiamavano i primi nuclei abitati in località Villa de Garigliano (Villa S. Maria secondo la tradizione orale). Infatti, la storia della comunità di S. Andrea è legata alla storia del Monastero di Montecassino e in parte del Ducato di Gaeta. I monti di S. Andrea erano a confine tra l'uno e l'altro "come acqua pende". Il nucleo abitato venne distrutto dalle orde saracene nell'anno 846. Gli abitanti sopravvissuti al massacro ricostruirono il paese dove sorge attualmente (Castrum S. Andreae). Il nuovo nucleo è menzionato per la prima volta in un diploma del 10 luglio 961 con il quale Pandolfo I e Landolfo III, principi di Capua e Benevento confermavano i possedimenti dell'Abbazia all'Abate Aligerno. Tra gli anni 1038 e 1055 l'Abate Richerio portò a termine il sistema fortificato cingendo di mura i fabbricati sorti attorno alla Chiesa. Torri di difesa e resti di fortificazioni sono visibili ancora oggi, mentre la Porta, andata perduta il secolo scorso, resta tuttora nella toponomastica del Comune. Nell'anno 1107 il Castrum S. Andreae è compreso tra quelli che Riccardo dell'Aquila, duca di Gaeta, prende sotto la sua protezione, giurando fedeltà all'Abate Ottone. I confini del "Castrum" sono riportati nel "Regestum Confinium" del 1268 con il quale si ridefiniva la "Terra di S. Benedetto". La Chiesa, precedentemente intitolata a S. Andrea fu poi dedicata a S. Benedetto e divenne Collegiata nell'anno 1576; fu sottoposta a restauri tra il XVII e XVIII secolo; è andata distrutta recentemente (fine anni '80). Il campanile, invece, distrutto dai bombardamenti del 1943-44, è stato ricostruito attorno agli anni '50 come torre civica con orologi e campane. Fra i1 '600 e il '700 S. Andrea fu un fiorente centro produttore di ceramiche artistiche che decoravano anche la Chiesa di S. Benedetto e di cui sono stati conservati soltanto pochi esemplari. Maggiore fortuna hanno avuto le produzioni che decorano tuttora le Collegiate di Vallemaio e di Galluccio. Alcuni autori ritengono che le ceramiche di S. Andrea siano state esportate anche nella Capitale del Regno (v. scheda). Dal 1927 il comune, sottratto alla "Terra di Lavoro", è stato acquisito alla Provincia di Frosinone. "Esagonette decorate su smalto bianco opaco con motivi ornamentali fitomorfi e zoomorfi, araldici e a figure umane sono ormai attestate Galluccio (collegiata di S. Stefano), a Vallemaio (chiesa dell'Annunziata), a S. Andrea (chiesa di S. Benedetto), ad Ausonia (santuario di S. Maria del Piano) e in altre località dei dintorni: si tratta delle mattonelle smaltate prodotte a S. Andrea del Garigliano nei sec. XVI-XVIII. Importante per individuare il luogo di produzione è l'impiantito presente nell'area presbiteriale della chiesa dell'Annunziata di Vallemaio ove si conserva il maggior numero di esagonette, e in cui alcune presentavano un'iscrizione con la citazione del Mastro Nardo Rao e dei ceramisti Vincenzo Arpino e Sebastiano De Vito, e del luogo di produzione, il castello di S. Andrea. Esaminando l'intera produzione di queste riggiole cinquecentesche è possibile evidenziarne le caratteristiche. Tutti gli impiantiti rintracciati sinora ed attribuiti alla bottega sono realizzati utilizzando mattonelle di forma esagonale allungata, di cm. 23,5x14,5x3, caratterizzate da uno schema decorativo autonomo, ossia con decorazione del tutto indipendente, e disposte allineate, a nido d'ape. La decorazione può interessare tutto il campo, delimitato sul bordo da linee di contorno, ma, spesso, è disposta su tre fasce orizzontali, di cui la centrale è la più evidente, o in campiture particolari quali due pentagoni uguali o un quadrato centrale. Vasto è il repertorio iconografico. che appare inquadrabile nell'ambito della tradizione napoletana rinascimentale, pur se leggermente attardata, con alcune raffigurazioni certamente originali e realizzate con ottima tecnica pittorica. I motivi fitomorfi, soprattutto le foglie cosiddette accartocciate, ossia ripiegate su se stesse, con fiori o non, sono i più frequenti ed occupano l'intero campo da decorare o una fascia centrale, che si accompagna ad un motivo periferico a spigato, assimilabile alla corona di alloro. Le foglie accartocciate si rifanno alla tradizione dei pavimenti che a partire dalla metà del XV sec. si diffusero in alcune aree dell'Italia Centrale e, soprattutto, a Napoli. I motivi zoomorfi sono presenti singoli od a coppia, occupando generalmente l'intera superficie dell'esagonetta. Tipica è la lepre in corsa tra balzi erbosi, inseguita da un cane o da un uccello rapace. Molto ricorrenti anche gli uccelli acquatici, dipinti tra elementi di vegetazione. Frequenti, inoltre, gli uccelli affrontati ed il gallo associato a motivi araldici. I motivi geometrici, come la fune o treccia bianca su fondo blu, la treccia stilizzata a rombi ed il motivo a nastro, reminiscenze della tradizionemedievale campana, possono essere inseriti nella fascia centrale. A volte stelle ad otto punte o motivi a scacchiera fanno da campitura ad un quadrato centrale". (L. Di Cosmo)
Itinerari.
S. Andrea si raggiunge percorrendo la strada provinciale dei Santi, così denominata per i vari paesi e territori attraversati che portano, per l'appunto, nomi di santi: S. Angelo in Theodice, S. Apollinare, S. Ambrogio sul Garigliano. Proprio all'ingresso del paese, al di sotto dell'agglomerato urbano della Guardia, una "faglia", una immensa parete di roccia che si staglia possente mettendo in luce, attraverso la sua frattura naturale, i diversi strati rocciosi di cui è composta, annuncia la sua posizione geologica. Ancora qualche centinaio di metri e si arriva al centro del paese, in piazza dei Caduti, dove sorge il nuovo edificio che ospita il Municipio e da dove si intravedono i resti delle mura del castello, che racchiudono il centro storico del paese.
1. Dal Municipio a piazza della Cappella: S.Andrea medievale.
Qui si lascia la macchina e si prende prima via Ripa, una stradina in salita che costeggia le vecchie case del paese ricche di archi, scalinate esterne, rientranze e sporgenze, e poi via Paradiso, un'antica strada medievale poco fuori le mura, popolata un tempo da persone che avevano come unica ricchezza il sole che riscaldava la strada e i vecchi tuguri. Di qui il nome, ironico e consolatorio, di via Paradiso. Sollevando lo sguardo in alto, si può scorgere
un'antica finestra a bifora, seminascosta da un nespolo. Via Paradiso finisce davanti al bel portale in pietra di palazzo Tudino, si sale quindi una stretta stradina e si sbuca su un ampio terrazzo naturale, piazza della Cappella, il cui nome probabilmente deriva dalla ubicazione di una chiesetta del nucleo originario della "cella" di Montecassino, oggi incorporata nelle abitazioni private sorte successivamente. Piazza della Cappella è detta anche Belvedere per l'ampia veduta quasi circolare sulla pianura e sulle montagne degli Aurunci.
2. S. Andrea "umbertina"
Dalla terrazza del Belvedere si torna indietro percorrendo via Umberto I, costeggiat0 da case e palazzi di notevole fattura, tra cui il Palazzo Mignacca e il Palazzo Tudino, fino ad arrivare nella piazza dove campeggia la torre campanaria che sorge sui resti della chiesa di S. Benedetto. Questa chiesa dalla facciata semplice e dignitosa era costituita da tre navate ricavate da arcate a tutto sesto sorrette da colonne murarie di stile dorico. Era ubicata leggermente al di sotto del piano stradale. Ancora una ripida discesa e si è di nuovo nella piazza del Municipio.
Escursioni.
1. Lungo il fiume e sull'acqua

Sulla riva destra del Garigliano, ai confini con il territorio di Castelforte, sgorgano abbondanti le sorgenti della Mola Salomone le cui acque minerali sono ricercate e apprezzate per le loro qualità terapeutiche. Il fiume era apportatore di vita e di benessere: un paio di volte l'anno, a causa di estese e persistenti piogge invernali, le acque del fiume straripavano sommergendo per due o tre giorni la pianura circostante, dalla quale si ritiravano lentamente, dopo aver depositato uno strato di limo fertilizzante che consentiva ottimi raccolti senza l'uso di concimi. Il fiume, serpeggiando nella pianura, disegna un'ansa rotonda di notevole estensione nota con il nome di Isola perché legata alla sponda da una striscia di terreno sommerso dalle acque in piena che, straripando a monte, rientrano nell'alveo a valle. La scafa era un'imbarcazione senza vela, una specie di zattera, utilizzata fin dall'antichità per la navigazione e il trasporto sia marittimo che fluviale. In particolare, era utilizzata per l'attraversamento dei fiumi. Sul Garigliano esistevano diverse scafe: solo 5 nei possedimenti di Montecassino: la scafa di Roccaguglielma, l'unica in concessione al comune, quella di S. Giorgio, che era al servizio della strada più transitata di tutta la zona, quella di S. Ambrogio (scafa di Vantra), di S. Apollinare e la scafa di S. Andrea (Mortola), oltre quella grande del Garigliano sulla quale passava il maggior traffico tra Roma e Napoli. Agli inizi del 1700 tutte queste scafe erano ancora in funzione nonostante i ponti che nel frattempo erano stati costruiti sui corsi d'acqua minori. E lo erano ancora alla fine della seconda guerra mondiale, quando i tedeschi in ritirata fecero saltare i ponti sul Liri e, per l'attraversamento del fiume, si dovettero ripristinare le scafe di S. Giorgio e di S. Ambrogio. La scafa di S. Apollinare è rimasta in funzione fino al 1954, quando venne inaugurato il ponte costruito per la prima volta sul fiume. Nel dopoguerra erano ancora in funzione le scafe di Esperia e di S. Andrea: la prima in un punto dove non è mai stato costruito un ponte e la seconda a circa 2 chilometri a monte del ponte di Suio, che già esisteva da tempo. La scafa di Mortola era al servizio soprattutto delle famiglie che avevano i parenti dall'altra parte del fiume e dei contadini che vi si dovevano recare a coltivare la terra. La zattera era condotta da una famiglia che viveva con i pedaggi riscossi dai clienti: il pagamento avveniva per la maggior parte in abbonamento ed in natura. La scafa di S. Andrea è stata l'ultima scafa a scomparire sul Garigliano.


Didascalia fotografica
Foto nella pagina (dall'alto verso il basso): 1) veduta di Sant'Andrea del Garigliano - 2) Piantagione di pioppi in località Limata sulle rive del Garigliano
Foto galleria fotografica: 1) Sant'Andrea del Garigliano vista dall'alto - 2) Veduta della torre Civica - 3) Il Municipio - 4) Via Ripa - 5) Il Belvedere - 6) Corso della Repubblica - 7) L' isola del Garigliano - 8) Vico Strettola



  ITINERARI

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