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Sono
secoli duri ed oscuri per il territorio aurunco: i commerci si riducono
ad un mercato poco più che locale, la produzione agricola
stenta, la pesca è l'unica risorsa di un'economia asfittica.
Il sistema delle Signorie feudali non ha inserito i paesi della
regione aurunca in una dimensione più ampia. La sopravvivenza
è assicurata da una modesta agricoltura in pianura, una ridotta
pastorizia transumante e da caccia e pesca. Una vita grama scossa
violentemente nel 1799 dalla calata dell' esercito franco-polacco
che semina terrore e disperazione in tutto il territorio, in special
modo nei centri di Itri e Castelforte.
Nell' Ottocento due episodi significativi modificano nuovamente
l'assetto istituzionale, sociale ed economico del territorio aurunco:
il 2 agosto 1806 viene proclamata l' aboli.zione del feudo nell'Italia
meridionale e il 13 febbraio 1861 i Borboni cedono la loro ultima
fortezza, quella di Gaeta, alle truppe piemontesi: muore il Regno
di Napoli, nasce il Regno d'Italia. La grave crisi che continua
ad investire l'intero territorio aurunco determina nell'ultimo ventennio
del secolo scorso una grande corrente migratoria verso i paesi dell'
America Meridionale e poi degli Stati Uniti. Fino al 1927 Gaeta
conserva l' anacronistica funzione di piazzaforte, perdendo poi
gradualmente gran parte degli Enti civili e militari che vi avevano
sede. Il turbine dell'ultima guerra mondiale sconvolge uomini e
cose: alla fine del conflitto oltre il 50% dei centri abitati del
comprensorio risulta gravemente colpito e distrutto il 70% delle
opere pubbliche. La crescita del territorio è stata contrassegnata
dalla mancanza di un organico disegno di sviluppo economico e sociale,
nonostante il comprensorio aurunco, tra Lazio e Campania, tra nord
e sud, tra mare e monti, costituisca da millenni un crocevia fondamentale
per i traffici commerciali e per le strategie politiche e per lo
sviluppo culturale europeo.
Didascalia fotografica
Foto nella pagina: 1) Guado del faggeto
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