XIX Comunità Montana "L'Arco degli Aurunci"
 

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Il paesaggio Carsico
Itinerario floristico e faunistico
Un viaggio nella storia
 

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XIX COMUNITA' MONTANA MONTI AURUNCI
VALLEMAIO
Abitanti 1.053
Altitudine (mt. slm) 337
Superficie territorio (Ha.) 1.953
 
Distanze dai maggiori centri
Vallemaio
Roma: 1 60 km
Napoli: 100 km
Frosinone: 75 km
Cassino: 22 km
Formia: 22 km
Numeri utili
Municipio: tel. 0776-957123
Pro loco: tel. 0776-95706
 
Ristoranti
Agriturismo "La beccaccia"
Feste e sagre
Festa patronale di S. Tommaso (ultima domenica di luglio)
Sagra degli "stracciuni" (agosto)
Prodotti tipici
Stracciuni (pasta tipica locale), marzoline, pane con farina
di ghiande dolci, olio, vino, salumi, funghi
Galleria fotografica
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VallemaioLa ginestra, questo arbusto che cresce spontaneo nelle valli e nei costoni delle montagne, indorando con i suoi fiori gialli il paesaggio, rappresenta nella sua semplicità e nella sua bellezza il carattere di Vallemaio. Un paese in cui regna incontrastato il giallo, il colore dell'oro, delle ginestre e del grano. La Valle che dà il nome al paese è adagiata ai piedi del Massiccio del Maio che è la cima più alta di quella piccola catena montuosa e collinare insieme che va sotto il nome di Monti Vescini. Il paese, fondato circa 1400 anni orsono è piantato su di un balzo roccioso, di forma esagonale irregolare, alto oltre una quarantina di metri, posto come cuneo di chiusura nella volta della vallata, poggiante verso l'attiguo e confinante comune di S. Andrea del Garigliano
Cenni storici
Non si hanno notizie precise sulla formazione di questo piccolo centro: la vallata, naturale luogo di transito di pastori, potrebbe essere stata abitata già dalle prime popolazioni italiche, mentre in età romana potrebbe essere stata meta di piccoli, sparsi, insediamenti rurali. Le prime notizie di insediamento effettivo risalgono al basso medioevo, quando per sfuggire alle invasioni barbariche le popolazioni iniziarono a salire verso i monti, si unirono in piccole colonie pastorali, fortificarono i luoghi e li tennero fino a che i Bizantini prima ed i Longobardi poi non istituirono forme di vivere organizzato. Nell'alto medio evo infatti doveva essere già un centro importante per essere stato oggetto di donazione nel 1040, con il nome di Castello, insieme alla quarta parte della Contea di Suio, all'Abbazia Cassinese, da parte del Conte Ugo, figlio di Docibile, Ipata di Gaeta. Il Castrum Vallisfrigidae in erecto monte situ era un castello importante perché marcava il confine del Ducato gaetano e posto in posizione forte ai confini del Ducato beneventano, via di accesso attraverso la quale il dominio Cassinese poteva essere facilmente attaccato, invaso ed occupato. Con l'acquisizione ottenne, insieme alla Contea di Suio di cui faceva parte, la prima Charta libertatis seu Privilegium concessa nel 1079 dall'Abate Desiderio, con la quale si stabiliva l'abolizione della servitù della gleba, della vendita e della schiavitù delle fanciulle, il libero matrimonio, l'abolizione dello jus primae noctis e si sanciva l'autonomia amministrativa della giustizia ed il riconoscimento degli usi e consuetudini locali come leggi amministrative. Vallefredda diventava Universitas civium in unum congregata. Il castello, comunque, esisteva già nel secolo XI quando venne occupato dalle bande di Rodolfo il Normanno. Nel 1130 e nel 1137 i cittadini si ribellarono all'Amministrazione del Monastero, e sostennero le parti di Ruggero il Normanno. Successivamente, cessate le ostilità, il paese venne riconsegnato all'Abbazia. Nel 1299, Vallefredda venne occupata ed incendiata dalle truppe sveve, comandate da Marcualdo. Nel 1421 il paese fu occupato per qualche tempo dalla Compagnia di Braccio da Montone, che lo tenne in nome di Martino V. Nel 1487, passò sotto la giurisdizione del Regno di Napoli e venne amministrato da un Ufficiale regio. Vallefredda si costituì in Comune nel 1907 e fece parte della antica Terra di Lavoro. Nel 1927 entrò a far parte della provincia di Frosinone. Vallemaio è oggi un piccolo centro agricolo con un notevole patrimonio zootecnico.
Itinerari.
A Vallemaio si arriva dalla superstrada, si attraversa S. Giorgio a Liri e si imbocca la strada provinciale che conduce a Vallemaio e a S.Andrea. Dopo circa 7 km si arriva in piazza SS. Annunziata. Qui si può lasciare la macchina e, prima di addentrarsi sulla strada che porta al castello, non si può resistere alla tentazione di entrare nella chiesa, dichiarata monumento nazionale, che dà il nome alla piazza. È una visita che richiede tempo per l'austera bellezza dell'insieme e per l'attraente splendore dei particolari. La porta esterna d'ingresso, caratterizzata da dimensioni e aspetto monumentali, reca la data di costruzione: 1553.
L'interno è ad una sola navata, coperto a volte: un grande arco semicircolare delimita il presbiterio, con l'altare dell'Annunziata o altare Maggiore. In origine, oltre all'attuale altare, vi erano, addossati alle pareti della navata, cinque altari. In questa chiesa, rifatta quasi ex novo verso la seconda metà del 1900, è conservata una pala d'altare attribuita a Cesare Calesio. Del trittico originale del 1564 è rimasta solo la parte centrale che rappresenta la scena dell'Annunciazione con S. Benedetto, S. Nicola, a figura piena e, negli scomparti superiori, S. Pietro e S. Paolo a mezzo busto. Il pavimento dell'altare maggiore è in cotto, con mattonelle di maiolica a motivi vari, e con rappresentazioni di persone, animali e cose, opera realizzata da maestri locali.
1. Dalla Piazza al Castello
Usciti dalla chiesa si percorre in salita via dei Martiri civili, scandita da bei portali in pietra e da improvvisi squarci sulle mura del castello. Appena fuori le mura si distende leggermente in discesa piazza Umberto I, una terrazza naturale che consente allo sguardo di spaziare sulla vallata sottostante. Qui si apre la "porta di sotto", la porta d'accesso al castello, da cui si dipana via Tre Torri che si inerpica fino a via Castello. Benvenuti nel medioevo. Sulla destra una parte del castello restaurata e adattata ad ospitare il "Museo delle ombre" che lo scultore Vincenzo Bianchi ha dedicato a Jorge Luis Borges (v. scheda). Qui sono ancora visibili i resti della chiesa madre e del primo cimitero pensile cristiano. La chiesa del Rosario, costruita nel secondo cerchio di difesa del castello del quale essa costituiva altresì il mastio a lato, era dedicata in origine a Santa Maria del Popolo, poi, dopo i lavori di ricostruzione e di ampliamento tra il XIV e il XV secolo, prese il nome di chiesa del Rosario. In una parte restaurata del castello, e più precisamente nell'ala che incorporava la chiesa del Rosario, il professor Vincenzo Bianchi, docente di scultura all'Accademia di Belle Arti di Firenze, ha realizzato il "Museo delle ombre di Vincenzo Bianchi dedicato a Jorge Luis Borges", unatappa del "museo viaggio" dove ogni cittadino prende lo spunto dagli elementi esposti per partecipare attraverso la sua fantasia al viaggio creativo di Vincenzo Bianchi. II "Museo delle ombre" di Vincenzo Bianchi è dedicato alla memoria della notte del 13-14 maggio 1944 ("quando la notte diventò giorno", come alcuni anziani dicono) in cui migliaia di uomini di opposte tendenze si affrontarono all'arma bianca lasciando sul terreno tanti corpi adagiati sul loro letto di morte: un tema che da sempre ha interessato l'umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli. La facciata della chiesa dimostra vistosamente il rifacimento e le linee
architettoniche dei due portali ne stabiliscono inequivocabilmente lo stile. il più grande pregio di questa chiesa è quello di avere, forse unico esempio in tutto il mondo cattolico occidentale, un cimitero pensile. Sul pianoro artificiale sul quale è la chiesa, costruita come una fortezza che si eleva dal fondo delle Rave fino al Castello, oltre al campanile, posto a lato della chiesa, è la sacrestia con volta a vela; nello spazio vuoto, al di sotto del suo pavimento, è il grande cimitero pensile al quale si accede ancora oggi con una scalinata che parte dalla porta d'ingresso della sacrestia e dal piccolo giardino posto nella parte posteriore del vecchio palazzo dei procuratori. Discesi quindici scalini si entra nella grande cripta sotterranea illuminata dal sole ed aerata da due grandi finestroni; qui i cadaveri venivano portati e posati su grandi lastroni di pietra lavorati. L'aria e il sole entrando dai grandi finestroni e forti correnti d'aria provenienti dalla innumerevoli fessure e grotte nascoste nel sasso calcareo, facevano sì che il cadavere si disfacesse subito senza che nessun odore si spargesse o inquinasse l'aria. Di fronte, ancora in salita, un arco annuncia la parte alta del castello con i resti delle mura. Ancora pochi metri e si arriva in cima al castello.
Qui sono ancora visibili i resti della chiesa di San Tommaso apostolo o del Castello, costruita verso il 1060 all'interno della terza cinta fortificata, e più volte ricostruita.
Escursioni.
1. L'altopiano di Vallaurea

Si lascia il centro storico di Vallemaio e si sale lungo le pendici di colle Agrifoglio, fino all'altopiano di Vallaurea, una conca incantevole, frequentata da mandrie e pastori. Il percorso offre continui affacci sulla piccola conca di Vallemaio e, in lontananza, sulla valle del Liri, gli Appennini e Montecassino. Lungo il percorso, in prossimità dei tornanti che riducono la ripidità della strada, blocchi di pietra recuperati dalle cave di marmo abbandonate e scolpiti dagli allievi dello scultore Vincenzo Bianchi che ogni anno, d'estate, "lasciano il segno" sulle pietre di Vallemaio. Così natura e arte si fondono in un unicum che trova la sua risposta nella "Stele della Pace", piantata sul punto più alto del colle. Una stele di pietra che guarda al terribile passato ma si slancia fiduciosa verso un futuro di pace, di fratellanza, di umanità.


Didascalia fotografica
Foto nella pagina (dall'alto verso il basso): 1) veduta di Vallemaio - 2) L'area del castello con i resti della Chiesa di S.Tommaso
Foto galleria fotografica: 1) Gruppo di pietre scolpite dagli allievi dello scultore Vincenzo Bianchi nelle strade di Vallemaio - 2) Il portale della Chiesa della SS.Annunziata - 3) L'altare maggiore della Chiesa della SS.Annunziata - 4) La lapide che ricorda l'eccidio del Maggio 1944 - 5) Interno del Museo della Ombre di Vincenzo Bianchi, dedicato a Luis Borges - 6) Ingresso del Museo - 7) Volti scolpiti nella pietra - 8) La stele della Pace



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